Una prugna al giorno toglie il medico di torno: l’Umeboshi giapponese


In Cina e in Giappone si trovano moltissimi dei “superalimenti” che invece mancano in Europa (o, forse, semplicemente non siamo interessati a trovarne).
Dai quasi leggendari funghi Reishi, le cui storie narrano di come siano stati utilizzati fin dai tempi antichi in elisir per allungare la vita (non a caso viene anche chiamato “il fungo dei mille anni”) fino all’alimento di uso comune Umeboshi, l’oriente ha una vastissima cultura nel campo dell’alimentazione e nel suo utilizzo come prima medicina per il corpo.
Il protagonista dell’articolo di oggi è proprio l’Umeboshi con gli incredibili effetti che questo frutto ha sul corpo.

L’Umeboshi è il frutto trattato del Prunus Mume, un albero quasi arbusto che può essere considerato una forma intermedia tra un pruno ed un albicocco.
In Giappone è pratica comune cogliere questi frutti ancora giovani e verdi, quando la loro asprezza è al massimo, per poi sottoporli ad un procedimento che richiede mesi.
Prima di tutto i frutti vengono tenuti nel sale per diversi giorni dopo averli lasciati qualche giorno nell’acqua per togliere il sapore amaro.
Ssuccessivamente vengono essiccati e immersi in un particolare aceto di prugne misto alle foglie rosse aromatiche della pianta di Perilla Frutescens (conosciuta come shiso in Giappone, che è considerata una sorta di basilico orientale) che donano il colore particolare alle Umeboshi, assieme all’ultimo tocco di sapore salato ed aspro.

Da più di duemila anni in Cina e Giappone i frutti del Prunus Mume vengono utilizzati come antidoto contro la fatica, ma soltanto recentemente si è deciso di studiare i loro effetti nell’organismo.
L’effetto più grande è senza dubbio quello che regola le funzioni dell’apparato digestivo.
Dato che è un cibo fortemente alcalinizzante è in grado di aiutare con nausea, mal di stomaco, indigestioni ed eliminazione delle tossine, riuscendo anche a reintegrare la flora intestinale.
Così facendo, l’umeboshi allontana l’affaticamento dato che è ormai dimostrato che la stanchezza è fortemente collegata alla cattiva alimentazione e quindi ad uno squilibrio della nostra flora batterica intestinale.
Gli effetti suddetti sono talmente efficaci che l’Umeboshi viene comunemente chiamato “l’Alkaselzer giapponese”.

Si tratta, quindi, a buona ragione di un vero antidoto in grado di neutralizzare il senso di fatica, e non c’è da sorprendersi se nella tradizione orientale viene considerato un potente medicinale preventivo, grazie anche alla sua azione antipiretica.
Tra i suoi utilizzi meno documentati troviamo anche la pratica di utilizzarlo contro le malattie della pelle (come gli eczemi) riducendo l’Umeboshi in poltiglia che viene poi semplicemente  spalmata sulla zona interessata.

Si è stabilito che sono sufficienti un paio di prugne al giorno per poter godere dei loro effetti benefici!

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